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Cappellificio Biellese by Giorgio Giangiulio

Lo “style storyteller”, come ama definirsi, Giorgio Giangiulio, incontra il designer Alberto Benigni e ne nasce una piacevole conservazione tra storia, stile e tendenze.

La città di Biella è storicamente capitale d’eccellenza tessile italiana famosa in tutto il mondo.
Questa città a ridosso delle Alpi infatti ha visto la nascita, l’evoluzione e l’affermazione delle più grandi case di tessuti italiani.
E fu proprio a Biella che nel 1935, periodo in cui l’arte del cappello ricopriva un ruolo di assoluta rilevanza nel guardaroba sia maschile che femminile, un gruppo di amici diede il via alla “Società Anonima Cappellificio Biellese”.

La produzione si basava fondamentalmente sulla realizzazione di cappelli a pelo, molto curati e d’élite.
La fabbrica resistette alle incombenze del periodo bellico e continuò a produrre cappelli fino alla metà degli anni cinquanta.
Dopo circa 20 anni di attività, a causa della depressione economica post guerra e di una presenza sempre più limitata del cappello nel guardaroba, Cappellificio Biellese chiuse i battenti.

Oggi, grazie alla passione di Alberto Benigni, che da anni opera nel settore tessile e della moda maschile, Cappellificio Biellese torna a rivivere.

“Seguo il mio istinto, non le richieste di mercato.
La passione per un prodotto di primissima qualità unito alla ricerca continua di tessuti rari ed esclusivi rendono unici i prodotti Cappellificio Biellese”

Ricerca e Passione

Come mi spiega Alberto nel suo racconto, tutto è nato meno di due anni fa con un lungo e meticoloso lavoro di ricerca indietro nel tempo.

La base del suo progetto era quello di unire l’amore per l’esclusività dei vecchi tessuti tweed, flanella e solaro con la passione per i cappelli inglese, come i Jockey Cap, Newsboy Cap e Irish Cap, realizzati secondo i canoni d’eccellenza della tradizionale manifattura italiana in una meravigliosa fusione “Britalian”.

Caparbiamente si mette alla ricerca e, con l’aiuto degli uffici municipali, viene in possesso di preziosi documenti che segnano la svolta nel progetto.
Vecchie pubblicità, una visura camerale dell’epoca e un archivio pieno di materiale sono i pilastri che rimettono in vita un marchio perso e dimenticato, in una concezione totalmente nuova.

2018-09-06T18:36:29+00:00January 26th, 2017|Tags: , , , , , , , |